Bevitori moderati ed alcolisti

La questione della menzogna è una soltanto tra le altre che, grazie alla ambivalenza e all’ipocrisia utilizzate nella terminologia alcologica, contribuiscono a costruire programmi all’insegna di una insopprimibile difesa di un comportamento di consumo di bevande alcoliche.

Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.
La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere alcolici e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale che rischiava e rischia se Letta con correttezza di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso senza, per questo, dover lasciarsi andare a misura e poi visionista.

Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol correlati o, ancora della alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.
Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.
Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.
È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che. l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.
I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.
In ospitali, con una sessualità animalesca.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.
Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.
In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.
Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.
L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.
La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.
Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il1 risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.

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