Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?

La questione della menzogna è una soltanto tra le altre che, grazie alla ambivalenza e all’ipocrisia utilizzate nella terminologia alcologica, contribuiscono a costruire programmi all’insegna di una insopprimibile difesa di un comportamento di consumo di bevande alcoliche.

Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.


La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale

,che rischiava e rischia, se letta con correttezza, di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso, senza per questo dover lasciarsi andare a misura e poi visionista. Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati o, ancora dell’ alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.


Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.


Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.


I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.


Inospitali, con una sessualità animalesca gli alcolisti.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.


Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.


In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.


Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.


L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.


La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.


Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.

Corso Acat (Associazione dei Club degli Alcolisti in trattamento) a Parma dal 25 al 30 novembre 2019

Acat Parma organizza il Corso di Sensibilizzazione all’approcio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi (Metodo Hudolin) a Parma la settimana del 25 novembre al 30 novembre.

In collaborazione con la Scuola Nazionale di Perfezionamento in Alcologia ARCAT Emilia Romagna.

Presso la Sede dell’associazione in via Laudedeo Testi 4/B a Parma.

Direttore del corso sarà il Dott. Paolo E. Di Mauro e co/ direttore Dott. Paolo Loffredo.

I relatori e i Co-Conduttori sono in fase di definizione o conferma.

La finalità del Corso è quella di sensibilizzare i corsisti come parte delle comunità locali e promuovere il loro inserimento nei programmi territoriali per i problemi alcolcorrelati, in particolare nei Club degli Alcolisti in trattamento.

Gli obiettivi del corso sono:

  • mettere in discussione le convinzioni ed i comportamen ti legati ai luoghi comuni nei confronti dell’uso dell’alcol e dei problemi alcolcorrelati e complessi, promuovendo un coinvolgimento personale dei corsisti.
  • trasmettere le conoscenze più aggiornate sui problemi alcolcorrelati e complessi
  • formare i corsisti per operare nei club degli alcolisti in trattamento, quali ‘servitori-insegnanti’, secondo l’approcio ecologico sociale;
  • favorire lo sviluppo del sistema ecologico-sociale nella comunità locale dove si svolge il corso.

per informazioni mail-to acat.parmasud@virgilio.it

telefono 375 602 6361

Storia dell’approcio Ecologico Sociale in Emilia Romagna

Acat Parma Il Volo

Quando fu inaugurato in Emilia Romagna il primo club degli Alcolisti in Trattamento nel 1988 non pensavamo che programmi alcologici avrebbero assunto dimensioni tanto ampie.

Il primo corso di sensibilizzazione si tenne nel marzo del 1988 a Guastalla e fu condotto dal professore Hudolin. 

In seguito al corso al quale avevano partecipato persone di tutta la regione furono fondati due Club a Guastalla c/o servizio di alcologia presso il Sert.

L’anno successivo ha visto la nascita della associazione  che stipulò una convenzione con il Servizio Pubblico Nazionale  e che ha dato la possibilità di formare nuovi servitori insegnanti  per aprire nuovi Club.

Il sistema ecologico sociale si è diffuso in tutta l’ Emilia Romagna grazie ai corsi di sensibilizzazione tenuti a Reggio Emilia nel 91, a Parma nel 91, a Imola nel 92, a Modena nel 93,  tutti diretti dal Prof. Hudolin e poi nel 95 Rimini, nel 96 a Cesena, nel 97 a Bagno di Romagna.

Questi corsi hanno permesso la moltiplicazione di diversi Club che oggi sono 129 Club in Emilia Romagna. Club che  lavorano anche nelle carceri.

Successivamente il corso di sensibilizzazione di Guastalla l’apertura del servizio ecologico presso il Sert ha segnato una tappa fondamentale nella storia dei programmi secondo l’approccio ecologico sociale.

Questo servizio godeva di grande considerazione e come nel resto d’Italia ha favorito un aumento del progressivo del numero dei club ma anche il cambiamento culturale a partire dal passaggio concerto di alcolismo come malattia a quello di stile di vita

La nostra esperienza dimostrato quindi l’utilità di una Cooperazione tra pubblico e privato anche se non facile perché entrambi tendono a condizionare i programmi e ad adattarli secondo i propri schemi.

 

 

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Il Metodo Hudolin e l’Approcio Ecologico-Sociale

I Club si basano su un principio ecologico-sociale, dinamico e aperto ai cambiamenti, che si modifica continuamente, configurandosi in una longitudinale dinamica di sviluppo.
Lo sviluppo dei Club è condizionato dalla necessità di trovare un modo più efficace di trattare le famiglie nel cui ambito insorgono problemi alcol correlati e complessi.

La bibliografia presenta quasi cinquanta differenti approcci teorici.


L’approccio ecologico-sociale è molto dinamico, e cambia sotto l’influenza di un gran numero di fattori esterni, come i dati ottenuti in base a ricerche scientifiche, la legislazione sanitaria, le condizioni politiche e sociali e le esperienze pratiche.
Anche se necessario, il coordinamento del lavoro dei Club degli alcolisti in trattamento riscontra numerose e varie difficoltà.

I CAT sono concepiti come comunità multifamigliari composte da un massimo di dodici famiglie, in continuo cambiamento dello stile di vita, di crescita e di maturazione.

Basti ricordare che il CAT viene sottoposto a una suddivisione dopo l’entrata della tredicesima famiglia.

Inoltre, l’autonomia del Club può causare una serie di problemi concernenti i rapporti con l’Associazione della quale i Club fanno parte, e con i servizi pubblici con i quali devono collaborare. Le organizzazioni pubbliche e private cercano spesso di prevaricare i Club.

Nonostante tutto questo, l’autonomia del Club è una condizione preliminare per la sua attività, per la crescita e la maturazione delle famiglie che ne fanno parte.


I Club degli alcolisti in trattamento sono comunità che riuniscono persone e famiglie differenti per sesso, età, educazione, professione, comportamento verso gli alcolici e stile di vita. è comune a tutti i membri del Club solamente il problema alcol correlato.

Alcuni pensano che i Club andrebbero organizzati in base a caratteristiche predeterminate dei membri (un Club di alcolisti giovani, un Club di alcolisti senza dimora, ossia un Club di skid row, un Club di alcolisti anziani, un Club che riunirebbe alcolisti specialisti, un Club di alcoliste donne ecc.). Simili discussioni sono pericolose per il lavoro dei Club dal momento che propongono comunità multifamigliari diverse da quelle che esistono nella vita reale e per questo alienate dalla società. Il CAT lavora in base a un concetto che vede i problemi alcolcorrelati come tipi di comportamento diversi, stili di vita differenti, difficoltà causate da relazioni difficili e da interazioni di sistemi ecologici nella famiglia, nella comunità e nel gruppo di lavoro.

Ne segue che l’intero sistema, nel cui ambito rientra l’alcolista, deve far parte del trattamento, non perchè costituito da malati alienati, ma come parte della comunità a pieno diritto.

Secondo la teoria ecologico-sociale, il consumo degli alcolici è un tipo di comportamento non una malattia mentale nè somatica.

E più facile, sia per gli operatori professionali preparati in modo tradizionale che per le famiglie, accettare il concetto dell’alcolismo come malattia, dato che un tale atteggiamento li libera da ogni responsabilità e riduce al minimo la loro partecipazione attiva al trattamento. Per questa ragione, il termine “terapeuta”, che all’inizio veniva dato al servitore-insegnante nel Club, è stato sostituito prima dal termine “operatore” e poi da “servitore-insegnante”. Se non c’è malattia, non si può parlare di cura o di terapeuta. Al giorno d’oggi sarebbe forse meglio parlare di servitore, cioè di persona che serve le famiglie. come è stato da me già proposto nel Corso di sensibilizzazione ai problemi alcol correlati e complessi, tenutosi a Rovigno nel 1993.

Secondo la teoria ecologico-sociale, il consumo degli alcolici è un tipo di comportamento non una malattia mentale nè somatica.

E più facile, sia per gli operatori professionali preparati in modo tradizionale che per le famiglie, accettare il concetto dell’alcolismo come malattia, dato che un tale atteggiamento li libera da ogni responsabilità e riduce al minimo la loro partecipazione attiva al trattamento. Per questa ragione, il termine “terapeuta”, che all’inizio veniva dato al servitore-insegnante nel Club, è stato sostituito prima dal termine “operatore” e poi da “servitore-insegnante”. Se non c’è malattia, non si può parlare di cura o di terapeuta. Al giorno d’oggi sarebbe forse meglio parlare di servitore, cioè di persona che serve le famiglie. come è stato da me già proposto nel Corso di sensibilizzazione ai problemi alcol correlati e complessi, tenutosi a Rovigno nel 1993.

I Club sono organizzati a scopo di demedicalizzare e depsichiatrizzare il trattamento e di assicurare una libera crescita e maturazione di tutti i membri. Bisogna trovare rimedio anche alla resistenza che si riscontra nell’accettare un servitore-insegnante non professionista. Un operatore volontario e non professionista non diventa, nè può diventare, terapeuta durante il Corso di sensibilizzazione di una settimana, che è il tempo necessario alla formazione per svolgere il ruolo di servitore-insegnante nel Club.

L’alcolismo, nel senso classico della parola, non si può curare. Il servitore-insegnante, come catalizzatore, può aiutare e facilitare il processo di cambiamento comportamento della famiglia, ma non può curare l’alcolista. Gli alcolisti e le famiglie membri dei CAT, sono spesso colpiti da numerose difficoltà e malattie legate o no al consumo degli alcolici, e di conseguenza sono dei malati. Tutti concordano che le malattie mentali e quelle somatiche, siano esse primarie o secondarie in relazione all’alcolismo o a eventuali manifestazioni collaterali, richiedono lo stesso trattamento medico che si dedica alle persone che non soffrano di problemi alcol correlati.

A volte si tende a pensare che il problema alcol correlato e altri problemi di cui soffrono gli alcolisti del Club richiedano una specifica metodologia di cura fuori dal Club. C’è anche chi pensa che si dovrebbero introdurre nei Club metodologie specifiche di lavoro “terapeutico”. Bisogna sottolineare che il trattamento nel Club non è compatibile con altre metodologie. Ogni famiglia in cui si manifesta un problema alcol correlato deve scegliere uno dei trattamenti e seguirlo. Se sceglie il trattamento nel Club degli alcolisti in trattamento deve continuare nel Club, oppure lasciarlo e iniziare un diverso trattamento o “cura”.

Qualora nell’alcolista si riscontrino problemi medici, inclusi i problemi di competenza dello Psichiatra, o problemi alcol correlati o eventuali manifestazioni collaterali, la famiglia deve consultare il medico che di conseguenza deciderà il metodo di cura. II medico può anche esprimere la sua opinione riguardo all’eventuale necessità di inserimento in un CAT.
Già da tempo, secondo l’approccio ecologico-sociale il Club accetta anche famiglie con problemi complessi, multidimensionali, ma un tale trattamento richiede la formazione e l’aggiornamento sia dei servitori-insegnanti, professionali e non, sia delle famiglie.

Questa è una delle condizioni preliminari per poter includere nel Club anche problemi complessi, specialmente in famiglie nelle quali il problema alcol correlato è accompagnato da un disturbo mentale, dal consumo di altre sostanze psicoattive (droghe), dal comportamento aggressivo o a rischio, oppure da una grave, cronica malattia somatica.

Dal punto di vista ecologico-sociale, i problemi alcol correlati sono un tipo di comportamento, uno stile di vita dell’individuo e della famiglia. Una volta che il comportamento inizia a cambiare, si deve proseguire con la crescita e la maturazione fino alla morte. Questo concetto è stato adottato al Congresso italo-jugoslavo dei Club degli alcolisti in trattamento ad Abbazia nel 1985.

Si sente spesso dire che dopo cinque o dieci anni si dovrebbe ritornare a un “comportamento normale”, che spesso sottintende anche il ritorno a un cosiddetto “moderato” consumo di alcolici. C’erano anche professionisti dell’opinione che l’alcolista si poteva curare col ritorno al cosiddetto consumo moderato di alcolici. II più noto fra loro era Davies. Non tanto tempo fa, il suo collaboratore di allora Griffith Edwards scrisse che in verità quest’opinione era basata su dati inesatti.

L’alcolista non è in grado di riassumere il controllo sul consumo degli alcolici.

Nel Club, egli inizia la crescita e la maturazione, che poi continua nella comunità locale nel cui ambito diventa partecipe di attività socioculturali e collabora al fine di tutelare e migliorare la salute. In questo modo, l’alcolista riprende la sua posizione nella società; abbandonare questa posizione significa rischiare la regressione e la ricaduta nel comportamento precedente. Lavorando nel Club, l’alcolista risponde all’obbligo fondamentale della vita sociale: partecipa alla protezione e alla promozione della salute.

Si sente spesso dire che dopo cinque o dieci anni si dovrebbe ritornare a un “comportamento normale”, che spesso sottintende anche il ritorno a un cosiddetto “moderato” consumo di alcolici. C’erano anche professionisti dell’opinione che l’alcolista si poteva curare col ritorno al cosiddetto consumo moderato di alcolici. II più noto fra loro era Davies. Non tanto tempo fa, il suo collaboratore di allora Griffith Edwards scrisse che in verità quest’opinione era basata su dati inesatti. L’alcolista non è in grado di riassumere il controllo sul consumo degli alcolici. Nel Club, egli inizia la crescita e la maturazione, che poi continua nella comunità locale nel cui ambito diventa partecipe di attività socioculturali e collabora al fine di tutelare e migliorare la salute.

In questo modo, l’alcolista riprende la sua posizione nella società; abbandonare questa posizione significa rischiare la regressione e la ricaduta nel comportamento precedente. Lavorando nel Club, l’alcolista risponde all’obbligo fondamentale della vita sociale: partecipa alla protezione e alla promozione della salute.

Il CAT offre una metodologia che a prima vista sembra molto semplice. Per questa ragione accade spesso che alcuni propongono di introdurre nel Club trattamenti più complicati e raffinati. Il lavoro nel Club si basa sul desiderio di assicurare nella comunità attività e interazioni armoniose che garantiscano la coesistenza di tutti i membri.

Nel Club si deve evitare la tendenza a introdurre un comportamento uniforme, cercando invece di assicurare la libertà di scelta del comportamento. è interessante notare che il trattamento nel Club non dà risultati migliori se vengono introdotti vari metodi terapeutici tradizionali; al contrario, nonostante possa sembrare paradossale, i risultati peggiorano e dopo un certo tempo il Club si ferma nel suo sviluppo o si disgrega.

Come parte della comunità locale, il Club serve a catalizzare, a iniziare e a facilitare il cambiamento nel comportamento delle famiglie che ne fanno parte. II vero cambiamento del comportamento deve avvenire nella comunità locale; quello che si ottiene nel Club non basta.

Nel Club si può manifestare la paura di confrontarsi con la vita reale e la paura del giudizio circa il cambiamento del proprio comportamento in rapporto alla vita nella comunità, il che può indurre il Club a organizzare una “comunità nella comunità”, a chiudersi e ad alienarsi dalla comunità locale.

Il servitore-insegnante è indispensabile quale catalizzatore del cambiamento. Se viene considerato come terapeuta e assume tale atteggiamento, egli può portare alla medicalizzazione del Club. Il Club non potrà essere efficace senza il servitore-insegnante, ma se inizia la medicalizzazione del Club, egli rappresenta un elemento di disturbo e infine danneggia la comunicazione e l’interazione tra i membri.

La supervisione del Club è indispensabile, e questo si riferisce a tutti i programmi territoriali, anche a quelli che trattano problemi alcol correlati e complessi. Si devono determinare le caratteristiche personali oppure la formazione precedente dipende la scelta di un servitore-insegnante che opera una supervisione del Club e del lavoro nei programmi alcologici territoriali sulla prevenzione di problemi alcol correlati e complessi.

Una delle condizioni preliminari, sia nel caso di un servitore-insegnante specialista sia di un volontario e non professionista, è che lavori nel Club regolarmente. Adottando il metodo della supervisione si deve tener conto del numero dei Club e dei servitori-insegnanti nonchè della complessità dei programmi territoriali. Questo compito spetta all’organizzazione della supervisione della formazione del supervisore.

Nella situazione odierna manca un numero sufficiente di supervisori preparati, specialmente se si tiene conto del fatto che al supervisore si richiede di lavorare regolarmente in un Club. Per questa ragione si rendono necessarie le riunioni a scadenza mensile alle quali partecipano i servitori-insegnanti nei CAT di una specifica zona.

Queste riunioni possano considerarsi una sorta di auto-supervisione o supervisione reciproca. Vi si possono trovare le risposte a molte domande, e quando non si trovano, ci si può rivolgere a persone meglio preparate e dotate di maggiore esperienza pratica (cioè ottenere una consulenza).

Per prevenire le difficoltà nel lavoro dei Club è indispensabile organizzare un corso di aggiornamento sia dei servitori-insegnanti sia delle famiglie. Il servitore-insegnante deve seguire lo sviluppo del programma e deve completare la sua istruzione in tempo debito, soprattutto curando quegli aspetti del lavoro che possono causare difficoltà nel Club.


Gli operatori sociali e sanitari hanno meno difficoltà nell’organizzare i Club, poichè è a loro che si rivolgono molte persone can problemi di questo tipo. è necessario solamente che abbiano completato la formazione per questo lavoro. Se alle persone che si rivolgono a enti sanitari e sociali pubblici non viene suggerito un trattamento alternativo a quello tradizionale, la situazione non migliora. Nel momento in cui cercano aiuto, sia l’alcolista sia la famiglia accettano senza resistenza il consiglio di entrare nel Club.

Per iniziare l’attività del Club bastano due famiglie con un problema alcol correlato pronte a iniziare la pratica, e un servitore-insegnante, opportunamente preparato e disponibile. Quanto più numerosi sono i Club degli alcolisti in trattamento in una zona specifica tanto è più facile aprirne uno nuovo.


Gli alcolisti, i loro famigliari e il servitore-insegnante formano il Club. A volte succede che un servitore-insegnante si opponga all’idea di essere membro del Club, e sceglie di essere “terapeuta”, ma se non diventa membro del Club non è in grado neppure di svolgervi la sua attività. Quando una persona entra nel Club e chiede aiuto, ne diventa automaticamente membro. Nello stesso modo anche un servitore-insegnante diventa membro del Club.

Organizzato come comunità multifamigliare, il Club basa la sua attività sull’approccio ecologico-sociale; si potrebbe anche dire su un approccio ecologico-culturale, e cerca di portare a un cambiamento di stile di vita delle famiglie che ne fanno parte e che soffrono di problemi alcol correlati e complessi. L’attività del Club è indirizzata alle famiglie e alla comunità locale in cui vivono e lavorano. Il Club raggiunge i suoi obiettivi in collaborazione con istituzioni private e pubbliche ed organizzazioni che si interessano ai problemi alcol correlati e complessi.

Per approfondire:

Erikson – lavoro sociale

Elenco Relatori del Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi

Acat Parma organizza un corso di sensibilizzazione a Parma dal 18 al 23 febbraio.
Il Direttore del corso sarà il Dott. Paolo E. Di Mauro

Co-Direttore
Dott. Paolo Loffredo

Conduttori dei gruppi:
Marco Di Martino
Mirca Grossi
Seri Abretti

Relatori
Dott.ssa Cristina Giuffredi
Dott.ssa Cristiana Ghidini

Responsabile scientifico E. C. M.
Dott Maria Antonioni

Ricordiamo che il corso inizierà il 18 febbraio 2018 alle 09,00 presso Istituto Missionari Saveria i Viale S. Martino, 8 a Parma.

Termine iscrizioni 13 febbraio.

Ringraziamenti Corso di sensibilizzazione febbraio 2019

Comunichiamo che dal 18 febbraio al 23 febbraio 2019 Acat Parma organizzerà un Corso di Sensibilizzazione all’approcio Ecologico Sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi secondo il Metodo del Prof. Vladimir Hudolin. 

Direttore del Corso Paolo E. di Mauro già direttore del Sert di Arezzo.

Per informazioni e iscrizioni:

Acat Parma scheda iscrizione jpg

Ringraziamo per la cvollaborazione ed il Patrocinio:

Croce Rossa Italiana Comitato di Parma,

Centro di Alcologia Clinica sperimentale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma,

Servizio Sanitario Regionale Emilia-Romagna AAOOSS di Parma,

Il Gruppo C’EIS

Gruppo C’eis

L’Istituto Missionari saveriani di Parma.

Ringraziamo per la necessaria fattiva e, sempre prontam collaborazione la Fondazione Cariparma.

Fondazione Cariparma