Ministro Grillo potenzierà servizi e formazione contro l’alcolismo

Il Ministro Grillo ha presentato una relazione al Senato circa lo stato dell’arte della situazione delle risposte istituzionali al GAP (gioco d’azzardo patologico) e all’alcolismo

Si deve dare una risposta chiara ad una legge, la 25 del 30 03 2001—>

Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati, che ancora dopo quasi 20 anni lascia un vuoto normativo relativo a chi spetta intervenire contro le dipendenze alcoliche ed i vari problemi alcol-correlati.

Il Ministro cita come possibile risoluzione nell’ immediato i gruppi di auto mutuo aiuto come i CAT –> centri alcologici territoriali come la nostra ACAT Parma.

In particolare: ‘I CAT lavorano secondo i principi ed i metodi dell’approcio sitemico (sistema ecologico-sociale ndr) multifamigliare, promuovendo la partecipazione diretta e responsabile di tutti i membri di una famiglia e della rete relazionale della prossima nella sofferenza (auto mutuo aiuto), nei disagi e nei disturbi correlati al consumo di alcol o al consumo di altre sostanze’.

In pratica riconosce i Centri alcologici territoriali come prosecuzione della ‘terapia’ di risoluzione e mantenimento per il problema dell’alcolismo e derivati (droga, psicofarmaci e gioco d’azzardo).

La terapia’ multifamgliare di auto mutuo aiuto non solo si verfica efficace per il 75/80% del casi ma si identifica come psicotrope-free ed a bassissimo costo, senza effetti collaterali.

Inoltre, prosegue il Ministro Grillo, ‘la metodologia stimola un processo di cambiamento di stile di vita orientato alla riconquista della propria salute e libertà’.

‘Il CAT non si presenta come luogo di terapia ed opera sulla base dell’assunto che l’uso di alcol non è una patologia ma un tipo di comportamento’.

La metodologia ecologico sociale si rapporta principalmente con la ‘persona’ e la mette al centro di tutto il ‘Sitema’ che viene modificato attraverso le scelte della stessa.

Da qui la modifica dell’ambiente e dello stile di vita di ognuno..

░ Alcol, anche quello passivo fa male░

Il consumo di bevande alcoliche è responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie: cirrosi epatica, pancreatite, tumori maligni e benigni (per esempio quello del seno), epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione.

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

A completare la lista dei danni c’è anche l’alcol “passivo”, quello di seconda mano, che provoca danni anche a chi non lo assume. Dagli incidenti stradali alle molestie alla violenza fisica sono diverse le gravi conseguenze che possono subire le persone solo perché altri bevono alcolici.

Negli Stati Uniti questa platea è stata stimata in 53 milioni, come riferiscono i rappresentanti dell’Alcohol Research Group, un programma del Public Health Institute di Oakland (Usa) in una ricerca pubblicata di recente su Journal of Studies on Alcohol and Drugs.

Queste conseguenze si configurano come un ulteriore motivo per intervenire con politiche pubbliche che mirino alla riduzione dei livelli di consumo di alcol, ricordano gli autori dello studio.

Il team di ricerca per elaborare i danni da alcol passivo hanno condotto due sondaggi, svolti negli Stati Uniti nel 2015:

  • il National Alcol Harming to Others Survey
  • il National Alcohol Survey

E’ emerso che circa il 21% delle donne e circa il 23% degli uomini, per un totale di 53 milioni di adulti, aveva subito un danno a causa dell’assunzione altrui di alcolici nei dodici mesi precedenti alla rilevazione.

Gli effetti dell’ “alcol passivo” potavano a compiere minacce, molestie, vandalismo o danni alla proprietà, aggressioni fisiche, lesioni dovute a incidenti stradali, problemi familiari o finanziari.

Le minacce e le molestie erano le conseguenze principali, riportate nel 16% dei casi.

Le risposte variavano in base al genere, all’età e anche in base ai consumi di alcolici. I problemi finanziari e familiari, i danni alla proprietà, il vandalismo e le aggressioni riguardavano di più le donne.

Inoltre, come riferiscono gli autori dello studio, per le donne il rischio derivava in particolare dalla presenza di uomini che bevono, soprattutto nelle mura domestiche, mentre per gli uomini dai consumatori fuori dalle famiglie.

Gli under 25 erano inoltre più a rischio di subire gli effetti dell’alcol di seconda mano. Questi coinvolgevano anche gli stessi consumatori di alcolici, e non solo se fossero forti bevitori (cinque o più drink per gli uomini, quattro o più per le donne, in una sola occasione e almeno una volta al mese).

Chi assumeva alcolici in quantità inferiori aveva un rischio maggiore di molestie, minacce e lesioni da incidenti stradali, da due a tre volte più grande di quello di chi non beveva per nulla.

Per cercare di limitare gli effetti dannosi dell’alcol su chi non beve è importante assumere delle iniziative con cui cercare di controllare il consumo di alcolici.

“La libertà di bere alcol dev’essere controbilanciata dalla libertà degli altri di non subire le conseguenze della sua assunzione dagli omicidi alle aggressoni sessuali, dagli incidenti automobilistici agli abusi domestici”, scrive Timothy Naimi del Boston Medical Center in un editoriale.

Tra le misure applicabili ci sono le politiche sui prezzi, dall’aumento delle imposte sulle bevande alcoliche alla politica del prezzo minimo: “Ci sono sempre più ricerche sugli effetti delle politiche nazionali”, ricorda in un altro commento l’esperta Sven Andréasson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), “in particolare gli effetti delle politiche di prezzo su tutte le forme di violenza, da quella sessuale a quella sui minori”.

A.C.A.T. Parma, un solo scopo: stop all’alcol!

L’Associazione, perseguendo esclusivamente finalità di solidarietà e di impegno civile, si prefigge i seguenti scopi:

1- promozione e protezione della salute basate sul principio di auto-mutuo aiuto e della partecipazione multifamigliare oltre che sul principio, riconosciuto da tutti gli associati, che l’assunzione di alcol e droghe di tutti i tipi è un comportamento a rischio.

La sua attività è rivolta al processo di cambiamento dello stile di vita, al mantenimento dell’astinenza, alla riabilitazione, al reinserimento del membro della famiglia nel lavoro e nella società.

La divulgazione dell’informazione circa i problemi alcol-droga correlati è parte integrante del programma.

2- Aiutare i membri ed i loro famigliari mediante il lavoro di gruppo, l’amicizia e la solidarietà, a risolvere le conseguenze dovute all’uso di sostanze alcoliche da sole o combinate con altre sostanze o farmaci per la cura o disagi complessi.

3- Condurre in modo organizzato con i propri soci un lavoro di intervento volontario o specializzatocome attività fondamentale di ogni club.

4- offrire un aiuto a risolvere i problemi personali e famigliari, nei limiti delle proprie capacità.

5-Intervenire in situazioni di ricaduta o altre dififcoltà, adottando le forme di aiuto più consone, come per es. visite domiciliari, intensificando la collaborazione con i servizi sociali e sanitari nazionali.

Questi sono in sintesi le finalita ed i metodi messi in atto dall’Associazione A.C.A.T. Parma ‘il volo’ per promuovere il concetto di ‘salute’ e di sobrieta e la promozione della salute intesa come ‘stile di vita’.

Analizzare personalmente quelle che sono le problematiche che hanno permesso alla dipendenza di sopraffare l’individuo e condividerle con altri, porta facilmente a risolvere il ‘nodo’ o ‘il problema’.

Cosa sono i Club Acat

L’elemento fondante del metodo del Prof. Hudolin per i problemi alcol correlati e complessi si basa sul lavoro delle famiglie nei club.

Il Prof. Vladimir Hudolin, psichiatra croato, ha sintetizzato un ‘metodo’ contro l’alcolismo che principalmente si pone l’obbiettivo di ‘fare smettere di bere’ ma, come fine ultimo, quello di proseguire nel suo percorso interiore di sobrietà permanente per tutta la famiglia.

L’obbiettivo è quello di smettere per sempre di bere e di assumere sonstanze psicotrope che troppo spesso sono associate all’alcol.

I club sono frequentati  dagli alcolisti e dale famiglie degli alcolisti insieme.

I club si basano su un principio ecologico-sociale, dinamico e aperto ai cambiamenti, che si modifica continuamente, configurandosi in una longitudinale dinamica di sviluppo.

Lo sviluppo dei club è condizionato dalla necessità di trovare un modo più efficace di trattare le famiglie nel cui ambito insorgono problemi alcolcorrelati e complessi.

La bibliografia presenta quasi 50 differenti approci oggi e il metodo Hudolin è solo uno di questi.

L’approccio ecologico sociale è molto dinamico, e cambia sotto l’influenza di un gran numero di fattori esterni, tenuti in base a:

  • ricerche scientifiche
  • la legislazione sanitaria
  • le condizioni politiche sociali
  • le esperienze pratiche (principalmente).

Anche se necessario, il coordinamento del lavoro dei club degli alcolisti in trattamento incontra numerose e varie difficoltà.

I Cat (Club degli alcolisti in trattamento) sono concepiti come comunità multifamiliari composte da un numero massimo di 12 famiglie in continuo cambiamento dello stile di vita, di crescita.

Si deve ricordare che il CAT viene sottoposto a una suddivisione dopo l’entrata della tredicesima famiglia.

L’autonomia dei club non può causare una serie di problemi concernenti i rapporti con l’associazione della quale i Club fanno parte e con i servizi pubblici con i quali devono collaborare.

Azioni pubbliche e private cercano spesso di prevaricare club.

Nonostante tutto questo l’autonomia dei club è una condizione preliminare fondamnetale per la sua attività, per la crescita e la maturazione delle famiglie che ne fanno parte.

Crescita e maturazione dell’alcolista e della sua famiglia cominciano nel club, ma si realizzano a casa e nell’ambito della comunità locale, gli operatori pubblici, le famiglie stesse, tendono spesso a trasformare i club in un gruppo chiuso in cui si organizza la cura.

La riabilitazione dipende in parte della Formazione classica e dell’atteggiamento dei quadri medici e dalla cultura sanitaria prevalente nella comunità territoriale.

I club sono comunità che riuniscono persone e famiglie differenti per sesso, età, educazione, professione, comportamento verso gli alcolici e gli stili di vita.

E’comune a tutti i membri del club solamente il problema alcol.

Alcuni pensano che i club andrebbero organizzati in base alla caratteristica predeterminante dei membri e del livello sociale di essi: questo è un errore in quanto la società deve essere il più possibile rppresentata all’interno del metodo e dei club.

Il club deve essere una esperienza reale, multifamiliare, di confronto.

Come base a un concetto che vede i problemi alcol-correlati come tipi di comportamento diversi, differenti, difficoltà causate da relazione difficile da interazioni di sistemi ecologici nella famiglia, nella comunità locale e nel gruppo di lavoro.

Ne segue che l’intero sistema, nel cui ambito rientra l’alcolista, deve fare parte del trattamento, non perché costituito da malati alienati, ma come parte della Comunità a pieno diritto.

Secondo la teoria ecologico sociale, il consumo degli alcolici è un tipo di comportamento.

È più facile, sia per gli operatori professionali preparati in modo tradizionale che per le famiglie, accettare il concetto dell’alcolismo come malattia.

Questo atteggiamento libera da ogni responsabilità e riduce al minimo la partecipazione attiva al trattamento.

Per questa ragione il termine terapeuta all’inizio veniva usato ma sostituito poi da servitore insegnante del Club.

Il termine terapeuta venne abbandonato in quanto non  ci fu la necessità di curare nulla in quanto l’alcolismo non viene definito come malattia ma come disturbo del comportamento.

I Club sono organizzati a scopo di realizzare e psichiatrizzare il trattamento è di assicurare una libera crescita e maturazione di tutti i membri.

Il servitore insegnante come catalizzatore può aiutare e facilitare il processo di cambiamento del comportamento del famiglia ma non può curare le malattie indotte e secondarie causate dall’alcolismo.

Il Club si riunisce una volta alla settimana, di regola per 1,5 ore.

A turno i membri parlano e dicono cio che vogliono ed eventualmente alla fine del loro intervento gli altri membri interagiscono se lo credono opportuno.

Un membro alla volta, a turno, stila il verbale della seduta dove si segnano i presenti e gli argomenti principali che servira eventualmente come traccia per il conduttore la volta seguente.

Chi scrive il verbale ha facoltà di gestire sequenza e tempi del club successivo e si definisce il ‘Conduttore’.

Il verbale è un forte catalizzatore del processo di maturazione della persona.

I club possono essere composti da massimo 12 famiglie, oltre è necessaria la divisione in due club di  famiglie pronte per crescere ancora a 12.

Bevitori moderati ed alcolisti: esiste una differenza?

La questione della menzogna è una soltanto tra le altre che, grazie alla ambivalenza e all’ipocrisia utilizzate nella terminologia alcologica, contribuiscono a costruire programmi all’insegna di una insopprimibile difesa di un comportamento di consumo di bevande alcoliche.

Non solo radicato nella nostra cultura ma anche fonte di reddito, accondiscendenza collettiva verso gli effetti intossicanti confusi con piacevoli stati mentali che, accompagnano i gusti raffinati.

È l’ultimo lato della menzogna alcolica che vogliamo esplorare in questo capitolo.

Lo faccio per una ragione molto semplice perché esiste oggi un’apparente sensibilità nei confronti dei problemi alcol correlati con dispiegamento di programmi educativi sui temi della sicurezza stradale, un po’ meno sulla gravidanza e pressoché assenti sulle radici culturali di questa abitudine e sulla prospettiva di poter effettuare una concreta scelta analcolica.


La menzogna e quindi l’inganno di cui si tratta in questo caso, riguarda la concentrazione sugli aspetti problematici e disturbanti del bere e, dà come corrispettivo il non celato desiderio pedagogico di istruire le giovani generazioni a diventare consumatori responsabili e non trasgressivi di bevande alcoliche.

L’arcano desiderio è quello di ridare credibilità ad una droga legale

,che rischiava e rischia, se letta con correttezza, di suscitare numerose perplessità relativamente al suo uso, senza per questo dover lasciarsi andare a misura e poi visionista. Sempre più si osserva un crescendo di iniziative che vanno sotto il nome di prevenzione dell’alcolismo e dei problemi alcol-correlati o, ancora dell’ alcolismo giovanile o delle stragi del sabato sera.

Tali iniziative vengono promosse anche da associazioni che non si sono mai occupati di alcologia e nemmeno una valenza genericamente culturale e che forse amano anche incontrarsi nella convivialità di un buon bicchiere di vino di qualità associato cibi pregiati.

La visione che accompagna questa forme associative è caratterizzata dalla valorizzazione della società e delle persone per bene, preoccupate dagli eccessi e fini coltivatrici della moderazione e della tradizione Compresa quella vitivinicola.

Il messaggio che veicolano è il ripristino degli antichi valori e la fiera opposizione nei confronti di qualsiasi comportamento che è conforme alle proprie scelte comportamentali.


Si tratta di un miscuglio di ipocrisia e di perbenismo che si associa alla perfezione alla vecchia terminologia alcologica.

Frequentemente infatti che queste sottrazioni contino tra i loro membri illustri esperti o rivolgono a professionisti che abilmente con convinzione confermano il pregiudizio- alcolisti che sono ben distinti dai bevitori moderati.

Spesso la loro vita è stata segnata dal trauma infantile o dalla sfortuna o in qualche caso dalla pervicace lasciva del Vizio o mancanza di valori.

I problemi alcolcorrelati della popolazione giovanile sono il frutto di mode libertarie e trasgressive, inquinamenti intollerabili nei confronti dei sacchi principi fondati sul rispetto delle regole.

Non mi meraviglierei che potessero avere anche il retro pensiero che questa sana cultura vinicola possa rappresentare un deterrente nei confronti dei consumi di droghe illegali.

A questo proposito non ho elementi per poterlo affermare con certezza e sufficienti indizi per cogliere la disparità di giudizio infondato sulla pericolosità reale di tutte le droghe legali e illegali.

L’atteggiamento di convenzione espressa della politica da molti mondi e da gran parte dell’opinione pubblica largamente manipolata sono caratterizzate da una scala di pericolosità delle droghe che non risponde né a considerazioni di ordine scientifiche né a semplici rilevazioni numeriche sui danni prodotti dalle diverse droghe.

È a tutti noto infatti che le droghe più pericolose, sono quelle legali alcol e tabacco.


Le altre fanno ugualmente male ma nella scala dei danni ne fanno decisamente meno.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Questo ovviamente non può autorizzare deve incoraggiare l’uso delle droghe ma semplicemente deve indurre a investire le risorse in funzione della reale pericolosità.


È necessario ripristinare un clima di maggiore verità e di conseguente cambiamento sul piano etico in contatto della libertà di giudizio e non al principio della convenienza moralistica.

Chi non è libero tende ad assecondare le credenze dominanti e grazie alla benevolenza dei forti facendo la voce grossa nei confronti dei deboli.

Tutto questo sembra lontano dalla alcologia ma in realtà mina le radici tutta la fatica di questi 30 anni attraverso i quali i programmi alcologici territoriali dei club degli alcolisti in trattamento hanno posto con forza la necessità di trattare i problemi alcolcorrelati al di fuori sia del paradigma morale che di quello del concetto di malattia.

I club hanno riconciliato con fatica l’alcolista con il suo contesto di appartenenza, interrompendo una vecchia pratica di eliminazione ma hanno anche sottolineato proprio attraverso il tentativo di superamento dello stigma che il vero problema è collocato nel consumo di bevande alcoliche e nella cultura che lo sostiene.

Purtroppo la persistenza dei vecchi concetti che per un certo periodo è stato necessario mantenere per avviare progetti di cambiamento di significato ci ha costretti a non definire in maniera coerente alcuni passaggi che presentano la criticità fondamentale che ci distingue dai programmi che appartengono la convinzione senza necessariamente affermarlo esplicitamente o facendolo solo in certe circostanze che l’alcolismo e l’alcol dipendenza, siano malattie con diverse teorie eziologiche dai una radicale diversità tra i bevitori moderati e gli alcolisti.


I primi sono i virtuosi esempi di uno stile di vita encomiabile all’insegna del controllo e del buon gusto,
fedeli custodi delle radicate tradizioni delle nostre terre
ospiti impareggiabili gentili affabili ma anche gioviali e seducenti, capace di creare intorno a sé tra un sorso e l’altro quella calda atmosfera avvolgente che la funzione socializzante dell’alcol sprigiona dagli animi Nobili e vincenti di uomini e donne di una sottile accattivante intreccio erotico con Grazia ed eleganza, cultura dei piaceri della vita che sgorgano con spontanea immediatezza dai lodevoli praticanti della moderazione dell’ottimismo manierato della bolla onirica. che sanno costruire in incontro favoloso tra gli effetti di alcol etilico ed invidiabili personalità.

I secondi rappresentano il segno inequivocabile del degrado che spetta a chi ha voluto sfidare il carattere avvolgente dell’alcol e non ne ha potuto fare a meno per una debolezza fisica e interiore e volgari trasandati poco usi l’apprezzamento dei retrogusti sublimi dei distillati dei vini fino alle raffinate birre.

Maleducati, violenti e perdenti, segno inequivocabile di una mancanza di rispetto nei confronti del bere prezioso dell’alcol che fin dall’antichità è stato consegnato agli umani per farne un uso saggio.


Inospitali, con una sessualità animalesca gli alcolisti.

Potrei continuare a lungo il divario tra le due categorie intorno alla quale si costruisce lo spartiacque rispetto al quale si inneggia ai bevitori moderati al buon bere e si condannano gli alcolisti esaltando il valore reale simbolico dell’alcol etilico e redarguendo aspramente chi vi abbia voluto metterlo in cattiva luce.

È una logica che risulta totalmente al servizio della cultura del bere rispetto alla quale, in posizione diametralmente opposta si colloca quella che ha dichiarato l’assoluta autonomia degli interessi dei produttori di farmaci per curare l’alcolismo delle lobby professionali e dei produttori di bevande alcoliche.

Radicali diversità non riguardano solo il sistema degli interessi ma la stessa visione del mondo.


Per dissipare ogni equivoco il terreno più determinante è quello dei linguaggi e delle terminologie che utilizziamo e che riflette il nostro modo di essere e di interpretare ciò che accade.


In zona alcool attribuibile è quella generata dell’asservimento della cultura del bere alla cultura del controllo, dell’egocentrismo culturale della quale ci si può liberare soltanto recuperando la propria autonomia di giudizio in una dimensione di relazione ecologica.

L’alcol è sempre in gioco con la sua ambivalenza ma, come fattore interferente nella gioia percepita di poterlo controllare e dominare presumendo che in questo modo di essere annoverati tra i virtuosi e nella disperata condizione di chi si lascia andare all’ubriacatura frequente e perpetua, ponendosi dal lato scomodo dei viziosi, dicasi dei malati che trascinano la loro esistenza tra il susseguirsi di ricadute con la speranza remota di cedere le armi ed affidarsi alle espiazione del l’astinenza.


Le cose non stanno precisamente in questo modo ma riguardano piuttosto due tipi di elementi che certamente concorrono a creare quelle condizioni.


L’aspetto più difficile del riconoscere è che l’alcol è in sé una droga, un fattore di rischio che comunque danneggia chiunque, mentre le condizioni esistenziali appartengono alla vita e la persona e quindi non sono riconducibili alle condizioni arbitraria dell’alcolismo.


La menzogna è tutta qua nel considerare gli alcolisti i peggiori e i bevitori moderati i migliori rappresentanti della normalità.


Gli alcolisti non sono peggiori semplicemente dal punto di vista ontologico esistenziale, sono semplicemente una costruzione arbitraria che semplifica paurosamente la realtà dei fatti.
In sostanza non esiste il risultato di un’attribuzione.

Esistono solo in quanto persone.

C’è l’alcol e c’è una persona, c’è un comportamento e c’è un essenza individuale, ci sono problemi correlati all’uso di alcol e ci sono persone che hanno storie diverse, gioie e sofferenze diversi, si tratta di un passaggio non semplice che rappresenta il nucleo fondamentale di questa discussione fondativa della teoria ecologico-sociale antropo-spirituale.